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“Abbiamo completato le liste dei candidati e siamo partiti in tutta la provincia con la raccolta delle firme, che si affiancherà a quella già operativa sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Reddito di Maternità”: questo il commento a caldo di Maurizio Schininà, Coordinatore regionale del Popolo della Famiglia, al termine della riunione operativa del partito svoltasi presso la sede del Comitato elettorale regionale a Torino.


Chiudere i locali alle 24 per i minori di 16 anni , è sicuramente una dimostrazione di buona volontà verso la giusta direzione, ma non basta" questo ha dichiarato Fabio Sebastianelli, presidente del Popolo della Famiglia della Regione Marche.


Continua nonostante le feste la raccolta firme del Popolo della Famiglia per la proposta del reddito di maternità a favore delle donne che scelgono di dedicarsi unicamente alla famiglia. Una proposta che si intreccia con le proteste odierne contro la legge di bilancio, nella quale il movimento di Adinolfi contesta anche la possibilità per le donne in stato di gravidanza di non assentarsi dal lavoro per i mesi a ridosso del parto.


Mille euro al mese per le madri senza reddito fino al compimento dell'ottavo anno del figlio. Questa la proposta del Popolo della Famiglia.


Con una lettera aperta al primo cittadino di Teramo, Gianguido D’Alberto, il Popolo della Famiglia invita il sindaco a firmare per la proposta di legge del reddito di maternità, il contributo di mille euro al mese per otto anni, destinato alle cittadine italiane che si occupino in via esclusiva dei loro bambini.


Sono stati depositati presso i Comuni di Vicenza e Schio da parte del Popolo della Famiglia i moduli per la raccolta firme per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione dell’indennità di maternità (o reddito di maternità) per le madri lavoratrici nell’esclusivo ambito familiare, che prevede l’erogazione di 12 mila euro netti all’anno, 96 mila euro in 8 anni.


È facile per gli organizzatori del gay pride dire di essere un movimento che lotta per i diritti, per l'inclusione, per l’apertura verso la diversità, contro le discriminazioni, fino ad arrivare a proclamare “la rivoluzione dell’amore”. Ma chiunque partecipa ai gay pride, rimane colpito dagli atti blasfemi come a Pompei, dalle bestemmie ripetute come a Imola, dalla derisione del sentimento religioso, da abbigliamento e scritte volgari, e nondimeno dal coinvolgimento dei bambini su temi che superano la loro capacità di comprensione.


Lunedì 7 gennaio alle 21.30, presso lo Spazio Comunce, si terrà un incontro organizzato dal Popolo della Famiglia e moderato dal giornalista di ‘Cremona1’ Simone Bacchetta. Dopo la presentazione di Roberto Vitali del PdF di Cremona, Luca Grossi, presidente di Circolo provinciale, introdurrà l’ospite Mirko De Carli, coordinatore alta Italia PdF, medico ed autore del libro ‘Le radici verso l’alto’. L’incontro verterà sulla storia e le prospettive del movimento che si presenterà alle prossime elezioni Europee ed Amministrative, proponendosi di “restituire una rappresentanza autonoma e unitaria ai cattolici italiani, e a tutti coloro che credono nella necessità di rilanciare l’ispirazione cristiana nella vita politica”. Durante la serata verrà inoltre presentata la proposta di legge di iniziativa popolare sul Reddito di Maternità. Sarà quindi per gli ospiti l’occasione di porre la propria firma affinché la proposta possa essere discussa alla Camera dei Deputati: servono 50mila firme.


"Sarebbe questa la Rai del cambiamento nel 2019?". Il Popolo della Famiglia Abruzzo, in una nota, rivolge un appello al presidente della Rai Marcello Foa: "Chiediamo che sia rimosso dalla programmazione del prossimo 4 gennaio un film di prima serata su Raiuno con lungo e insistito bacio tra uomini. Il film si intitola Wine to Love, a dispetto del titolo è una produzione lucana, di Rai Cinema e Altre Storie.


Ebbene sì, da oggi l’aborto è «un’esperienza di vita» e «le donne devono sentirsi al sicuro di parlarne liberamente». Questo sarebbe l’intento del blog nato alcuni mesi fa dal titolo Ivg. Ho abortito e sto benissimo ad opera di Federica Di Martino, psicologa e psicoterapeuta, ed Elisabetta Canitano, ginecologa della onlus Vita di Donna. Un’idea di importazione francese ora arriva in Italia dove, secondo la Di Martino, «ancora vige lo stigma dell’esperienza traumatica e dell’obbligo di vergogna». Parole che stridono con il vissuto di tantissime donne che non hanno, invece, fatto nessuna fatica a fare outing sulla condizione di disperazione in cui, un’esperienza che era stata descritta loro in modo asettico e distaccato, le ha gettate subito dopo. E non parliamo solo e tanto di donne credenti o di attiviste pro life ma anche di femministe convinte, per di più, in alcuni casi, dedite agli “studi di genere” e convinte sostenitrici della causa “pro choice”.


Il “rosario arcobaleno” è l’ultima trovata del gruppo “cattolico” Contemplative Ribellion: un “gruppo di giustizia sociale cattolica”, così come si autodefinisce. Sul loro sito, su cui sono pubblicizzati e venduti molti manufatti, si legge che si tratta di un “rosario dei moderni dolori” «per invitare alla meditazione guidata sul dolore e la sofferenza dei nostri fratelli e sorelle negli Stati Uniti e in tutto il mondo», rosario che il gesuita James Martin, si è affrettato a definire “un’opera d’arte”, con preghiere per la “piena accettazione” delle coppie omosessuali, prodotto, si legge ancora sul loro sito, «da Aline, Nziza, Jordan e Christine, rifugiati provenienti dal Congo che vivono a Charlotte, NC.»