Aborto: quando uccido mio figlio ...

11/12/2019 - Maria di Fatima (92 visite)

Le conseguenze psicologiche dell'aborto

Con la legge 194 del '78 anche il nostro Paese si è uniformato alle scelte di altre nazioni, rendendo legale l'aborto. Il primo paese a farlo fu la Russia bolscevica di Lenin, che nel 1920 lo fece rientrare nel suo programma di scristianizzazione, dando il via ad uno dei più spaventosi bagni di sangue che la storia abbia mai conosciuto: secondo stime recenti, in tutto il mondo le interruzioni volontarie di gravidanza sfiorano i 40 milioni ogni anno!

Quella dell'aborto spesso è una decisione fortemente e dolorosamente condizionata, ma che la donna riconosce chiaramente come sua in primo luogo. Anche se l'esistenza e la morte del suo bambino non sono riconosciute da nessuno attorno a lei, il legame che la lega al suo bimbo è totalizzante e la perdita traumatica. Il card. O'Connor così scrive circa le conseguenze psicologiche dell'aborto: "L'orrore dell'aborto stesso va oltre il "dramma"... Soltanto il bambino muore. La madre e gli altri spesso vivono o cercano di vivere dibattendosi tra sensi di colpa, tormenti... Alcuni, credendosi esclusi per sempre dalla redenzione, entrano in un circolo vizioso fatto di promiscuità, gravidanze, aborti, e abbandonano la fede; se sono cattolici, non vanno a Messa e non ricevono i Sacramenti, credendosi indegni del perdono che è stato dato loro nel confessionale".


La sindrome post-abortiva

L'aborto costituisce un'esperienza difficile per qualsiasi donna e, più volte, per entrambi i partners della coppia. Attualmente sono riconosciute diverse conseguenze psicologiche: la psicosi post-aborto conforme depressive di varia entità (insorge immediatamente dopo l'aborto e perdura oltre i sei mesi); lo stress post-aborto (che insorge tra i tre e i sei mesi e rappresenta il disturbo "più lieve" finora osservato); la sindrome post-abortiva (un insieme di disturbi che possono insorgere o dopo l'aborto o dopo svariati anni). Quest'ultima è caratterizzata da:

• disturbi emozionali (ansia, amnesia, perdita d'interesse, apatia, incapacità a emozionarsi)

• disturbi della comunicazione e dell'alimentazione

• disturbi del pensiero (pensieri ossessivi)

• disturbi della relazione affettiva caratterizzata da un cospicuo isolamento

• disturbi della sfera sessuale, del sonno (insonnia, irritabilità, incubi) e fobico-ansiosi

• flash backs dell'aborto (ri-esperienza del trauma, ricordi della passata esperienza, ecc...). 

Si può paragonare l'aborto ad una mina che dopo essere stata innescata viene gettata in mare. Questa mina può rimanere inattiva per vari anni, può esplodere dopo brevissimo tempo, può anche non esplodere: una "piccola" mina, però, può anche affondare una grossa nave!

La vita è preziosa...

Una giovane donna così testimonia: "È stato durante la seconda gravidanza, sentendo il bambino muoversi dentro di me e, soprattutto, dopo il parto, prendendo quel piccolo essere nelle mie braccia, che ho potuto misurare l'impatto dell'aborto... Ho capito quanto la vita di un bambino è preziosa, è fragile, indifesa, ma così determinata a vivere. Il senso di colpa è immenso e non c'è bisogno di essere credenti per provarlo: "Merito di avere altri bambini, dopo quello che ho fatto?". Alcune donne non sopportano di incrociare una donna con la carrozzina, cambiano marciapiede. Alcune donne non riescono a toccare il loro bambino. Altre hanno difficoltà ad allattare. Ci sono incubi notturni, tristezza improvvisa, senza ragione apparente, uno stato depressivo e soprattutto perdita dell'autostima: "Sarò veramente una buona madre?".

Nelle mani di Dio

La donna può rimuovere, può anche negare, mediante meccanismi di difesa, quanto è accaduto, però può anche recuperare la percezione cosciente di quanto avvenuto ed elaborare il lutto per il bambino abortito. Con l'aborto, infatti, si "disumanizza" il bambino, considerandolo un oggetto: occorre "ri-umanizzarlo" e fare il lutto per il bimbo mai visto. Bisogna togliere il divieto di pensare a questo bambino. Occorre immaginarlo, dargli un nome. Il card. O'Connor riporta la seguente testimonianza: "Ho combattuto a lungo con le conseguenze del mio aborto. I tentativi fino ad allora compiuti per mettermi l'animo in pace non avevano avuto successo. Ciò che questa volta era diverso era l'assoluta e completa presa di coscienza del bambino ucciso. Egli non era più solamente "un pezzetto di tessuto" o "una sacca di sangue" che aveva cessato di esistere. Molto del dolore che ho provato negli anni è stato per questo essere umano non nato, rifiutato e rinnegato. Così quando lei ha detto "Puoi dare un nome al tuo bambino", qualcosa in me è cambiato. Non dimenticherò mai quelle parole, perché egli dopo è diventato un bambino, recuperato dal secchio della spazzatura nel quale era stato tanto brutalmente gettato. Grazie per averlo riconosciuto, per avermi aiutato a ritrovarlo, per avergli restituito la dignità che io gli avevo negata. Ora posso essere un po' più tranquilla con me stessa, sapendo che egli è stato innalzato dagli abissi fino ad essere posto amorosamente nelle mani di Dio". La verità ci libera.

Fonte: P.  Alessandro Ricciardi - Maria di Fatima 2005    

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