Cannabis, non si fa nulla per proteggere i giovani - Intervista al prof. Antonio Onofri di Mario Adinolfi

22/11/2019 - La Croce (162 visite)

Uno degli ospedali più antichi del mondo è il Santo Spirito in Sassia, fondato da Papa Bonifacio VIII per il primo Giubileo della storia della Chiesa, a servizio di chi sta male dunque da oltre sette secoli. Da più di trent'anni è a servizio della psichiatria e della lotta alle conseguenze da assunzione di droghe il professore Antonio Onofri, che oltre ad essere docente all'università la Sapienza è anche dirigente psichiatra dell'ospedale Santo Spirito in Sassia. A lui ci rivolgiamo per avere qualche informazione scientifica in più sui danni neurologici causati dalla cannabis, dopo che su La Croce abbiamo dovuto pubblicare più volte nelle scorse settimane tristi storie di ragazzi che perdono la vita per un mix letale di alcool e droghe in particolare nel fine settimana. L'ultimo caso ha riguardato un diciannovenne trovato in possesso di dosi di cannabis che, dopo il sequestro della patente e con l'ordine delle forze di polizia di recarsi a casa e non utilizzare il mezzo, ha disobbedito scegliendo di andare a un party. Esito della bravata, uno schianto sulla strada, lui in coma e la fidanzata coetanea che viaggiava con lui morta sul colpo.

Prof. Onofri, da quanto tempo affronta l'emergenza cannabis?

Lavoro nel reparto di psichiatria esattamente da trent'anni e sei mesi. In questi anni abbiamo assistito a una spaventosa diffusione nel consumo di cannabis da parte degli adolescenti che ricoveriamo. La cannabis è profondamente diversa da quella conosciuta negli anni Settanta. Oggi le concentrazioni del principio attivo sono venti volte maggiori.

Oggi vogliamo affrontare il tema del rapporto tra cannabis e adolescenti per dare dei consigli ai genitori. Per la sua esperienza i genitori si accorgono che i figli fumano canne?

I genitori molto spesso - ma non sempre - lo sanno. A volte lo sanno ma non sanno frequenza e modalità altre volte credono si tratti di episodi isolati altre volte non si accorgono per vera e propria trascuratezza, non guardano, non ascoltano, non scrutano, non osservano. Altre volte soprattutto in alcune famiglie anche i genitori la consumano o la hanno consumata in passato e tendono a non considerarla un problema. Anche quando si lamentano per lo scarso rendimento scolastico dei figli, per la loro distraibilità, apatia e scarsa motivazione tendono a vedere questa come la causa del consumo di cannabis e non come l’effetto del thc sul cervello.

I genitori confondono spesso dunque causa e effetti. Quali sono invece i problemi che riscontra negli adolescenti consumatori abituali? E quando un adolescente può essere considerato esposto a serio rischio?

Ci sono adolescenti che fumano da quando hanno tredici anni tutti i giorni più volte al giorno. In questi casi il rischio di sviluppare disturbi psicotici è altissimo. Ma anche nei casi in cui questo non avvenga studi scientifici hanno confermato l’effetto negativo sulle prestazioni complesse e sulle abilità cognitive. Uno studio australiano su migliaia di ragazzi ha parlato addirittura della perdita di cinque punti di quoziente intellettivo. Ora è appena uscito uno studio sull’Amerjcan Journal of Psychiatry che sostanzialmente ribadisce come la cannabis produca deficit cognitivi (memoria e attenzione) oltre che sulle motivazioni. I dati epidemiologici parlano di un fenomeno dalla diffusione senza precedenti ma raramente purtroppo discriminano tra un uso occasionale (l’impressione è che questo sia sempre più raro) e un uso precoce intensivo multiquotidiano (sempre più frequente anche se per fortuna sembra riguardare ancora una minoranza di ragazzi).

Cosa deve fare un genitore che si accorge che un figlio fuma cannabis?

Nessuno purtroppo sembra avere una bacchetta magica su questo perché parliamo di una età in cui l’influenza dei genitori diminuisce di pari passo con l’aumento di influenza del gruppo dei pari, ma la cosa importante è dare informazioni corrette, fornire dati autorevoli, non minimizzare, ribadirne la pericolosità sule cervello e non smettere mai di farlo anche quando il ragazzo non sembra ascoltare. Parlare con gli altri genitori e cercare linee di condotta comuni sarebbe un'altra strada importante, ma spesso questa è la parte più difficile.

Auspicherebbe la nascita di campagne pubbliche contro la cannabis, simili a quelle contro le discriminazioni o gli incidenti stradali, data la diffusione della piaga sociale?

Assolutamente sì, senza ombra di dubbio. C’è una assoluta e diretta correlazione con gli incidenti stradali e sembrerebbe anche con gli episodi di violenza e aggressione verso le persone perché la cannabis può provocare instabilità dell’umore, disinibizione e irritabilità. Purtroppo si fa davvero troppo poco per proteggere e tutelare quel meraviglioso e delicatissimo organo che è il cervello dei nostri figli.

I genitori che consumano cannabis tendono a farla fumare anche ai figli senza considerarla dannosa? È un segno “distintivo” di una certa cultura libertaria?

Purtroppo la mia esperienza mi fa rispondere in maniera assolutamente affermativa a questa domanda. "Che vuoi che sia una canna! Non ha mai fatto male a nessuno vero dottore?". Quante volte ho sentito questa affermazione.

E lei cosa risponde?

Rispondo che purtroppo tutto quello che sappiamo indica esattamente il contrario e che la cannabis circolante attualmente nulla ha a che fare con lo spinello che quei genitori fumavano passandoselo in gruppo il sabato sera. La cannabis danneggia il cervello, aumenta incredibilmente il rischio di sviluppare gravi psicosi. E abbassa le prestazioni cognitive. Quanto ragazzi conosciamo che fumano cannabis quotidianamente da giovanissimi e vanno anche molto bene a scuola o giocano bene a calcio? Nessuno, il consumo abituale di thc preclude questi traguardi.

E questo deve essere chiaro a tutti i genitori. I danni neurologici inferti dalla cannabis agli adolescenti sono reversibili?

Purtroppo no quando l’uso è iniziato precocemente, non è stato occasionale ed è stato prolungato In adolescenza, il cervello va incontro a una crescita e a una riorganizzazione non solo funzionale ma anche strutturale come tutti gli organi del nostro corpo del resto.