Il bisogno di uno stato family-friendly

28/01/2020 - Silvio Rossi - La Croce Quotidiano (214 visite)


Un’interessante ricerca di mUp Research e Norstat pubblicata in questi giorni ha fornito dati su cui vale la pena riflettere. Lo studio mostra come negli ultimi tre anni circa 210.000 famiglie hanno chiesto un prestito per sostenere i costi legati alla gravidanza o al primo anno di vita del figlio. Questo numero corrisponde al 13,3% del campione analizzato. La necessità di denaro riguarda questo periodo iniziale - ricordiamo che mediamente tra attrezzature, analisi, abbigliamento, ecc. il primo figlio costa circa 3400 euro mentre il secondo circa 2700 euro – ma si estende naturalmente anche i primi anni di vita e quindi alle ulteriori spese per l’asilo, per la baby sitter, e gli altri bisogni legati al piccolo. Questa necessità di denaro viene confermata anche dal fatto che parallelamente all’arrivo di un bambino diminuiscono le spese straordinarie, per esempio la ristrutturazione di una casa o l’acquisto di una macchina. A far fronte ai bisogni di liquidità delle giovani famiglie per poco meno della metà dei casi esaminati vengono coinvolti i nonni, per il resto (in modo prioritario al sud e al centro sud) si ricorre a prestiti rivolgendosi a familiari o società di credito.
L’aspetto economico incide giocoforza in maniera importante e determinante sulla scelta e la decisione di avere un figlio. Anche l’idea di chiedere un prestito, infatti, è determinata dalla fiducia di poter onorare tale prestito e questo non è scontato per molte giovani coppie con condizioni di vita e di lavoro basate sul precariato. Ma la ricerca evidenzia anche quanto la presenza dei nonni e il supporto delle famiglie di appartenenza sia essenziale per aiutare i giovani a decollare e a poter accogliere l’arrivo dei figli. Ci domandiamo allora come peggiorerà ulteriormente il già negativo bilancio demografico quando fra qualche anno sarà compromessa l’assistenza delle famiglie, perché – come sappiamo - l’aumento di separazioni e divorzi aumenta la povertà sociale e diminuisce il patrimonio economico familiare, quindi col trend attuale le prossime giovani coppie potranno contare sempre meno sull’aiuto dei genitori e allora avranno ancor meno possibilità di sostenersi, svilupparsi e mettere al mondo altri figli.

È una disparità e una discriminazione insopportabile quella per la quale solo i ricchi possono far figli, solo la minoranza di giovani con un reddito garantito e adeguato ha il diritto di sognare una famiglia: i figli come Status Symbol. Ecco l’effetto di una politica che ha in odio la famiglia e ha cercato di decimarla minando alla base il tessuto sociale. Occorre riconoscere a tutti i giovani che lo desiderano il diritto di diventare madri e padri, contando serenamente di poterli crescerli in uno Stato a servizio della famiglia. Non sarà certo l’asilo nido per gli Isee sotto il livello minimo che farà qualcosa, la classe media italiana resta fuori da ogni contributo, isolata e immiserita.

Il quadro che emerge dall’indagine statistica mostra ulteriormente, qualora ce ne fosse bisogno, il valore straordinario e democratico della proposta del Reddito di Maternità presentata dal Popolo della Famiglia. Poter garantire con un investimento estremamente limitato e ridotto, rispetto ad altri sperperi che abbiamo visto applicare nel nostro Paese, un introito sicuro e dignitoso per i primi sei anni di vita di un figlio a tutte le donne italiane che decidono di intraprendere una gravidanza è un elemento di grandissimo valore per dare fiducia ai giovani, per non pesare sui nonni e quindi tutelare e proteggere le risorse e il patrimonio familiare e per rimettere in circolo il denaro svincolato da prestiti e da interessi sul prestito che ovviamente si ritorcerebbero contro le famiglie indebolendone le prospettive di crescita a favore della speculazione finanziaria.
Hanno ragione quelli che sostengono che il problema dell’abbattimento della natalità sia un problema di cultura e di mentalità contraria alla vita, legato pure alla sfiducia verso il futuro e alle prospettive di solidità della famiglia e della coppia, ma è anche vero che la mentalità è figlia di scelte politiche e che la fiducia e le prospettive di solidità non possono essere disincarnate e legate solo a fattori culturale ed educativi, ma c’è un aspetto economico che non si può trascurare. Ribadiamo perciò la necessità e l’urgenza assoluta che lo Stato prenda in seria considerazione il progetto del Reddito di Maternità del PdF, che lo tiri fuori dal cassetto e lo approvi in tempi rapidi, perché sarebbe l’Uovo di Colombo, la soluzione geniale per far ripartire la società dal suo nucleo fondante che è la famiglia naturale. In politica non serve chiacchierare di famiglia e di virtuali aiuti e sostegni o contributi, ma occorre mettersi al tavolo di lavoro e dare delle risposte concrete, efficaci, praticabili e ricche di prospettiva. Il Popolo della Famiglia questo ha fatto e lo ha offerto all’Italia come suo contributo, come contributo della riflessione dei suoi dirigenti. Il risultato insoddisfacente che il Popolo della Famiglia ha ottenuto in Emilia Romagna suona come un richiamo: abbiamo delle soluzioni, ma bisogna saper spiegare e mostrare la validità delle proposte elaborate dal Partito. Bisogna ripartire dalla concretezza, dai numeri, dai dati, perché la famiglia merita il meglio della riflessione politica ed economica, non la sterile e futile demagogia della quale la politica in questi ultimi cinquant’anni ci a nutriti mentre contemporaneamente dall’altra parte demoliva, impoveriva e squalificava in ogni modo la famiglia italiana.

Abbiamo soluzioni valide, ma occorre che gli elettori si rendano conto che esistono dei problemi - e sono gravi – affiche possano apprezzare le soluzioni. E non è semplice: la narcosi, nella quale non solo i giovani sono immersi, è frutto di un progressivo inaridimento culturale, cognitivo, affettivo. La narcosi non fa percepire e riconoscere i problemi, il loro sviluppo futuro, le minacce che sottendono. Le agenzie educative sono all’angolino, Il PdF per non essere condannato all’insignificanza non può fare a meno di essere un pungolo per scuotere le coscienze, diversi tra gli uguali, non omologabili, non comprabili.

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