Blog del Popolo della Famiglia

Silvio Rossi: Il co-housing

07/05/2019 - Silvio Rossi
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Nessuno, se non il Popolo della Famiglia, esprime oggi la necessaria cultura e lucidità politica per affrontare la tremenda sfida epocale dei nostri giorni. Ci si gioca tutto sulla famiglia, sia a livello nazionale che europeo. Lo scontro è tra chi è portatore di valori non negoziabili a presidio della vita e del suo “Luogo naturale” e chi, mentre proferisce parole vuote, rema verso il completamento della dissoluzione sociale

Daniela Brandonisio su Libero ci informa di un rimedio, trascurando la malattia per cui è stato pensato il rimedio.
Il rimedio è il “Cohousing”: strutture, praticamente delle case private, nelle quali persone anziane abitano insieme, in un equilibrio tra spazi privati e aree comuni, in cui interagiscono e socializzano. Una scelta che offre diversi vantaggi, sia economici che relazionali. Il Cohousing è una via di mezzo tra la solitudine nella propria casa e il ricovero in una struttura, via già piuttosto diffusa all’estero che si sta pian piano facendo strada anche in Italia.
L’idea non è malvagia, gli anziani autosufficienti si fanno compagnia dividendosi le spese, mantengono una rete sociale, si sostengono reciprocamente, superano l’isolamento. È chiaro che vivere in compagnia fa star bene, ci si sente rassicurati dalla presenza di altre persone, c’è un accudimento scambievole, ci si mantiene più vigili e si guadagna in salute. Il Cohousing è una soluzione discreta, ma a quale problema?
Come è difficile oggi fare le diagnosi e chiamare i problemi col loro nome. È difficile perché una diagnosi richiede uno spietato esame della realtà e il coraggio di dire anche cose che fanno male. E siamo tutti delle anime così fragili e sensibili e politicamente corrette…
La crisi della famiglia nell’Occidente decadente ha prodotto una valanga di problemi enormi. Tra i vari, non ultimo è l’aumento enorme di donne e uomini soli. Persone che non si sono mai volute sposare in nome di una libertà malintesa, di una sessualità incontenibile, di una resistenza ad ogni legame indissolubile. persone che hanno visto spezzare i loro legami familiari con le leggi libertarie (ma in effetti liberticide e antifamiliari), persone abbandonate per effetto di una cultura egoista e deresponsabilizzante: la cultura dello scarto denunciata insistentemente da Papa Francesco.
La solitudine non è compensata né compensabile da strutture alternative alla famiglia. La sofferenza di sentirsi soli si può alleviare o anestetizzare, ma non guarire senza famiglia. Perché la solitudine non è questione di relazioni sociali, ma è la conseguenza di non poter contare sull’amore gratuito di qualcuno che ci porta nel cuore per sempre. La crisi della famiglia, promossa da un cambio di paradigma espresso da provvedimenti legislativi e - prima - da una degenerazione della cultura, ha creato un progressivo sgretolamento sociale travestito da progresso umano. In realtà questo progresso ha significato trionfo dell’individualismo, del narcisismo, della frammentazione, della divisione, del pensiero paranoico (l’altro è una minaccia o, comunque, è inaffidabile).
Una società vecchia composta di vecchi soli, questo ci hanno regalato i falsi miti del progresso contro cui il Popolo della Famiglia dà quotidianamente battaglia, ad esempio con la proposta di iniziativa popolare per il Reddito di Maternità, e si appresta ad affrontare le prossime sfide elettorali
Il Cohousing è la triste zattera su cui i naufraghi della modernità affrontano la loro decadenza, avendo auto-affondato il poderoso veliero della famiglia. in grado di offrire agli anziani calore, comprensione, vicinanza e accudimento accompagnati dalla pazienza dei figli e dal sorriso dei nipoti. E per favore nessuno parli di favole. La famiglia non è una favola, ma la realtà su cui la nostra società si è sviluppata per almeno due millenni. Puntando sulle risorse familiari si sono superate crisi e difficoltà, povertà e solitudine, guerre e calamità. E si è stati sempre capaci di ripartire. Ma affondando la famiglia la società non ha più in sé le capacità di guardare con ottimismo al futuro. La solitudine, la paura dell’abbandono e il senso di minaccia continua sono gli effetti drammatici che accompagneranno sempre più la nostra vita nei prossimi anni, a meno di invertire la rotta.
Nessuno, se non il Popolo della Famiglia, esprime oggi la necessaria cultura e lucidità politica per affrontare questa tremenda sfida epocale. Ci si gioca tutto sulla famiglia, sia a livello nazionale che europeo. Lo scontro è tra chi è portatore di valori non negoziabili a presidio della vita e del suo “Luogo naturale” e chi, mentre proferisce parole vuote, rema verso il completamento della dissoluzione sociale mercificando il corpo della donna, esponendo i giovani alla rovina della droga, negando la realtà biologica del maschile e del femminile.
Elogiando in modo superficiale la coabitazione tra anziani senza puntare il dito sulla devastazione della società perpetrata attraverso l’attacco alla famiglia naturale, si opera un’operazione fintamente consolatoria. Certamente nelle condizioni in cui si è costretti a vivere oggi, il modello di Cohousing può rappresentare un’idea funzionale e per molti versi efficace, ma occorre anche correttamente leggerla come sintomo di una perdita di quel ruolo e di quei legami che trovavano origine nella rete familiare ormai dissolta.
La famiglia naturale è un valore insostituibile e non sovrapponibile a nient’altro. Una politica che non ponga al centro la famiglia è una politica di parte, che cura solo interessi particolari e transitori. Il bene collettivo passa necessariamente attraverso un recupero dell’istituto familiare. L’errore che spesso viene fatto è considerare la famiglia una delle tante istanze sociali a cui destinare – quando va bene – scarse attenzioni, un po’ di promesse e qualche elemosina. La famiglia non ha certo bisogno di tale trascuratezza e sostanziale disprezzo, ma di essere rivalutata per quello che è: il cuore della società, la chiave interpretativa dei bisogni sociali, il motore della ripresa sociale.
Andiamo al confronto elettorale del 26 maggio sapendo che troveremo sulla scheda solo un simbolo che parla di famiglia, e non solo ne parla, ma ne fa il centro di tutto il suo lavoro programmatico. Troveremo il simbolo azzurro come il cielo d’Italia del Popolo della Famiglia insieme ad Alternativa Popolare. Gli altri cercheranno di lucrare voti giocando sulla prostituzione, sul commercio delle armi, sulla droga, sul gender, sventolando rosari e facendo bei proclami per la vita aggiungendo però che: “l’aborto è un diritto acquisito”. Il Popolo della Famiglia, con i suoi militanti sparsi in tutti i comuni in uno sforzo e una generosità commoventi ha mostrato un’Italia diversa che lavora concretamente per la vita, per il sostegno alla maternità, per far ripartire le famiglie. Votare Popolo della Famiglia o rassegnarsi a finire su zattere alla deriva.

Fonte: http://www.lacrocequotidiano.it/home