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Il Popolo della Famiglia in Emilia Romagna: Ideologica e liberticida la legge contro l’omofobia

09/07/2019 - La Croce Quotidiano
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Oggi, 9 luglio, regione Emilia Romagna: si vota in assemblea legislativa il progetto di legge contro l’omotransfobia e le violenze determinate da orientamento sessuale e identità di genere. Il popolo della famiglia di Modena rende nota la propria posizione in merito segnalando In primo luogo l’inutilità di questo progetto di legge in quanto:

  1. in Italia e in particolare in Emilia Romagna non esiste un’emergenza relativa alle violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, è evidente invece lo spazio che viene dato ad ogni tipo di iniziativa mirato a diffondere le istanze poste a difesa e tutela dell’autodeterminazione rispetto al proprio orientamento ed identità;
  2. ad ulteriore garanzia dei cosiddetti diritti civili legati all’identità sessuale c’è l’adesione della Regione Emilia-Romagna al progetto RE.A.DY, la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere;
  3. inoltre, e dovrebbe essere sufficiente per tutti, è l’articolo 3 della Costituzione a fissare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali;

Ci sembra quindi che i diritti delle persone riguardo all’ orientamento sessuale e identità di genere siano ampiamente tutelati e protetti.

Tuttavia, teniamo a segnalare che qualora venisse approvato, il suddetto progetto di legge andrà a stabilire percorsi privilegiati a favore di persone che, nei fatti, non vengono discriminate in ragione dell’ orientamento sessuale e dell’dentità di genere, mentre andrebbero ad escludere e quindi a discriminare tutto il resto della popolazione, scenario che noi del Popolo della Famiglia riteniamo ingiusto e immotivato.

Tali percorsi privilegiati sono previsti come segue:

  • dall’art. 2, in materia di specifiche politiche del lavoro di formazione e riqualificazione professionale;
  • dall’art. 3, in materia di educazione e sport per favorire nelle scuole la promozione di attività di formazione e aggiornamento che coinvolga il personale docente, i genitori e le famiglie, mirate al contrasto agli stereotipi e alla prevenzione del bullismo motivato dall’orientamento sessuale e dell’identità di genere;
  • dall’art. 4, per la promozione e il finanziamento di eventi culturali volti a diffondere la cultura dell’integrazione, al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto delle diversità sempre con riferimento all’ orientamento sessuale e identità di genere;
  • dall’art. 5, perché il servizio sanitario regionale e i servizi socio assistenziali e sanitari sostengano e promuovono iniziative di formazione consulenza e sostegno in favore delle persone gay e lesbiche, transessuali, transgender e intersex, ai genitori e alle famiglie;
  • dall’art. 6, per gli interventi e i progetti di accoglienza, soccorso e protezione alle vittime di discriminazione violenza in ragione del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere;
  • dall’art. 7, perché la regione si impegni a monitorare tali discriminazioni e a promuovere le relative buone prassi;
  • dall’art. 8, per cui il comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM) dovrebbe controllare i contenuti della programmazione televisiva e radiofonica e garantire adeguati spazi di informazione e di espressione relativa alle tematiche trattate dal presente progetto di legge;
  • dall’art. 9 per garantire il finanziamento di quanto sopra e dall’art. 10 per il controllo e la valutazione dell’attuazione della legge.

Infine vorremo evidenziare che l’articolo 1 si propone di prevenire e superare le situazioni anche potenziali di discriminazione in ordine sempre all’ orientamento sessuale e identità di genere. A questo punto si rischia di limitare la libertà d’espressione dal momento che non è possibile stabilire la liceità o meno di un comportamento prima che questo si verifichi.

Vogliamo anche sottolineare il fatto che ad ogni cittadino è permesso di difendere i propri diritti, ma ad ogni cittadino è anche richiesto il dovere di rispettare i valori condivisi da tanta parte della comunità in cui vive.


Fonte: La Croce



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