L'imbroglietto Alitalia

17/03/2020 - Mario Adinolfi (48 visite)

Leggendo con attenzione il "decreto cura Italia" del governo Conte si scopre che ci sono seicento milioni di euro stanziati genericamente per il comparto aereo. Stando alle dichiarazioni del ministro del Lavoro, la semisconosciuta grillina Nunzia Catalfo, questi soldi andrebbero tutti in una folle nazionalizzazione di Alitalia. Questo vizio di stanziare quattrini "per l'emergenza" e poi sistemare vecchie questioni ideologiche nella maniera peggiore possibile facendo pagare a tutti i danni fatti dai governi di vario colore, è un vizio che va stroncato in partenza altrimenti si farà come accadde nella catastrofe del 1980, il terremoto per l'Irpinia. Anche allora ci furono migliaia di morti (2.914 per la precisione), anche allora si stanziarono somme enormi, che però finirono prevalentemente a fare cose sbagliate, tra cui alimentare fortemente la camorra. Alitalia è un altro buco nero del Paese che ha mangiato nell'ultima dozzina d'anni 9.5 miliardi di euro, con questi ultimi seicento milioni si arriva ben oltre la soglia dei dieci miliardi.

Il ricatto è sempre quello occupazionale: Alitalia ha undicimila dipendenti che non possono essere lasciati sul lastrico. Faccio notare al ministro Catalfo che se distribuissimo direttamente ai dipendenti i seicento milioni stanziati ne trarrebbero ciascuno in media quattromila euro al mese per dodici mensilità, con gli oltre dieci miliardi spesi negli ultimi dodici anni di continui salvataggi avremmo potuto garantire loro condizioni da nababbi, di cui evidentemente non godono. Il voler mantenere "le mani su Alitalia" serve alla politica ad avere una greppia in cui piazzare propri grigi funzionari, spesso con funzioni da commissario e pieni poteri e indennità di carica anch'esse molto ma molto piene, che poi producono danni ulteriori che si affastellano ai danni precedenti.

Usare la tragedia coronavirus per nazionalizzare Alitalia è un imbroglietto tipico di questo governo e di questi governanti, che però non deve essere consentito. I seicento milioni di euro stanziati per il comparto aereo siano utilizzati per aiutare i dipendenti Alitalia ma anche i dipendenti Air Italy e delle altre vertenze aperte nel settore. Mettere tutti e seicento i milioni di euro su Alitalia, oltre a penalizzare ingiustamente altri lavoratori, creerà il disastro perché quei seicento milioni saranno solo i primi. La nazionalizzazione costerà miliardi al contribuente perché Alitalia non può essere salvata da una gestione pubblica che produrrà dissesti sempre maggiori con una ipersindacalizzazione della questione occupazionale.

Sono convinto che il coronavirus possa essere anche una grande occasione per tornare a strutturare una corretta scala di priorità nella spesa dei denari pubblici: in testa devono esserci i bisogni della famiglia e delle imprese, non il sogno ideologico di tornare a costruire carrozzoni di Stato che interessano solo i politici e producono danni per la collettività. Se poi si intende effettivamente procedere alla nazionalizzazione di Alitalia, cara ministro Catalfo, lo si dichiara esplicitamente quando si stanziano i soldi. Non si scrive che seicento milioni di euro sono stanziati per il "comparto aereo" ma si scrive con chiarezza che l'intendimento è quello di tornare ad avere una compagnia di bandiera di proprietà dello Stato, cioè della politica. Si chiama onesta intellettuale e questo, specie in tempi tragici come quelli che stiamo vivendo, è il minimo sindacale che una classe dirigente deve al popolo che vuole governare.