Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 6° giorno (Elezioni Suppletive della Camera dei Deputati Roma 1° marzo 2020)

07/02/2020 - Mario Adinolfi (174 visite)

La fatica inizia a farsi sentire, il ritmo si fa incessante, una campagna elettorale improvvisa che dura poco più di trenta giorni ti costringe a concentrare incontri, visite sul territorio, elementi organizzativi, interventi mediatici. Oggi sono arrivati tutti i materiali, ormai abbiamo un volantino con programma e un santino sintetico da tasca per ogni potenziale elettore. Il problema sarà raggiungerli tutti e prima d’ogni cosa informarli che domenica 1 marzo si vota per la Camera dei Deputati, seppur limitatamente al collegio Roma 1. Silvia sopporta i miei sbalzi d’umore con la stessa cristiana pazienza con cui da quaranta giorni consecutivi sta gestendo il ping pong di contagio reciproco reiterato delle due piccole di casa (se volete conoscere tutte le sfaccettature del virus influenzale di stagione, noi siamo cintura nera). In più oggi ha fatto da magazziniera prima caricando i pacchi di materiali poi consegnando i primi sei (tre dei piccoli e tre dei grandi) a Massimo, che li trasferirà per il primo giro sul territorio.

Mi piace portarvi dietro le quinte di una campagna elettorale per la quale ormai ci restano venti giorni. Abbiamo fissato l’evento clou (a cui siete tutti invitati) per sabato 22 febbraio alle ore 12.30 alla storica Sala Capranichetta di piazza Montecitorio 125. Chi come me è passato migliaia di volte in quell’angolo del Rione Campo Marzio ha il ricordo da bambino del Capranichetta come cinema e prima ancora come teatro, succursale a pochi passi dal Capranica che c’era già prima che fosse scoperta l’America (la costruzione originale è del 1450). In questo pezzo di storia nel cuore di Roma incontrerò gli amici nell’ultimo sabato della campagna elettorale, spero che vorrete venite numerosi.

Chiusa la pratica “iniziativa del 22 febbraio” mi sono lanciato di corsa verso la stazione Termini girando una storia di Instagram davanti alla statua di San Giovanni Paolo II. Brutta, ma è il solo omaggio visibile che Roma ha reso a questo Papa che ha regnato 27 anni trasformando la città e la storia. Se penso che a Palmiro Togliatti è intitolata una vastissima è cruciale via della città e a Karol Wojtyla solo una piazzetta dietro al Vaticano che nessuno conosce, mi ribolle il sangue.

A Termini ho trovato il caos, hanno cancellato il mio treno per Milano per via del tragico deragliamento di Lodi, due bugigattoli con rotelle dietro cui si riparavano due giovanissimi rappresentanti di Trenitalia dovevano offrire assistenza a migliaia di viaggiatori inferociti. Una volta rocambolescamente acchiappato un treno, il ritardo accumulato rischiava di farmi arrivare in studio fuori tempo massimo per la registrazione del programma Mediaset a cui sono stato invitato. Correndo (sì, correndo, non ridete) sono riuscito a sedermi sulla poltroncina arancione e a dire due cose spero non insensate su famiglia, figli, bisogni degli anziani e dei non autosufficienti. Poi però si sono allungati con il coronavirus e il mio blocco preregistrato non è andato in onda. Considerato che nelle 24 ore ho prodotto anche un’intervista a quei diavolacci di Cruciani e Parenzo su ‘sto cavolo di festival di Sanremo col codone di paglia che genera un veterofemminismo insensato e un po’ ridicolo, più una canzone con Piero Chiappano e un numero tutto da leggere de La Croce, direi che quel che potevo dare ho dato. Poi, per restare in quel di Sanremo, si può sempre “dare di più” ed è quello che proverò a fare domani.