Mario Adinolfi: L'olocausto degli improduttivi

28/12/2019 - Mario Adinolfi (377 visite)

L’intervista agiografica di Francesco Merlo a Marco Cappato oggi su Repubblica contiene bugie, ammissioni, evoluzioni pericolose. Mi vergogno per Cappato che dice che il suicidio assistito in Svizzera costa “mille euro, spese di viaggio comprese”, spero smentisca subito questa clamorosa bugia, tutti sanno che i costi vanno dai dieci ai ventimila euro. L’ammissione invece è sullo squallore degli appartamentini che Repubblica e non solo hanno sempre chiamato “cliniche” dove vengono soppressi i paganti. L’evoluzione pericolosa riguarda i famosi “paletti” appena fissati dalla Corte Costituzionale: Cappato già annuncia un nuovo ricorso per il caso di Davide Trentini, aiutato a suicidarsi senza che fosse collegato ad alcun macchinario (la Corte ha stabilito che si può aiutare il suicidio solo di chi è collegato a macchine per vivere). È sotto processo anche per l’aiuto a Trentini ma Cappato dice che rispetto al caso di Dj Fabo “c’è solo una differenza tecnica, non c’è nessuna differenza morale”. Il fatto è che Cappato ha perfettamente ragione. Una volta fatto cadere il principio giuridico dell’indisponibilità della vita umana facendo prevalere quello del diritto all’autodeterminazione, chi potrà più condannare chi offrirà aiuto agli aspiranti suicidi sotto qualsiasi forma? Si toglierà un paletto alla volta e si arriverà alla situazione olandese o belga: 131 soppressioni di depressi, malati psichici, bipolari senza nessuna malattia organica. Complessivamente, 117mila morti per pentobarbital dal 2001 a oggi: il più grande sterminio di massa del secolo dopo la guerra in Siria, su un territorio minimo (Belgio, Olanda, Svizzera, Lussemburgo) che ha la metà degli abitanti dell’Italia. Per pentobarbital negli Anni Venti moriranno in Europa milioni di persone, sarà l’Olocausto degli Improduttivi sull’altare dei conti del welfare. Lo si dovrà alla faccia angelica dei Cappato idolatrata dai Francesco Merlo e all’azione criminale dei giudici della Corte Costituzionale. L’unica possibilità ora è una legge che regoli il fine vita tornando al principio dell’indisponibilità della vita umana. Altrimenti alla 17enne depressa salvata dall’operaio dell’Atm sui binari della metropolitana si farà fare la fine di Noa, 17enne depressa olandese assistita medicalmente verso il suicidio. Stiamo preparando la strada al più grande massacro della storia dell’umanità, compiuto per ragioni economiche per contenere i costi della sanità, partendo dal principio che gli inguaribili debbano essere considerati incurabili. Ognuno di noi rischia di pagare carissimo il disinteressamento rispetto a questo fondamentale tornante della storia giuridica europea.