Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 17° giorno

17/02/2020 - Mario Adinolfi (65 visite)

 Ero al Celio, Rione XIX di Roma, uno dei ventidue del centro storico di Roma dove si vota il 1 marzo per le elezioni suppletive, ma anche uno degli storici sette colli da dove ventotto secoli fa partì la vicenda unica di una città che ha illuminato il mondo. Di fronte a Villa Celimontana, di fronte alla preziosa basilica minore dei santi Giovanni e Paolo (no, non gli apostoli, due fratelli martirizzati nel IV secolo al tempo della seconda ondata delle persecuzioni imperiali del cristianesimo) che ha sedici secoli di storia e contiene le spoglie mortali di San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti e da loro vegliate, mi sono chiesto perché tutta questa bellezza sia nascosta agli occhi di chi viene a incontrare la città, non percepita dai politici, che dovrebbero valorizzarla e trarne le risorse per offrire servizi decenti al posto di quelli scadenti che i romani sono costretti a subire.

Vedo in queste giornate di sole carovane infinite di turisti scarrozzati sempre per lo stesso identico tour di due giorni (Colosseo, Foro Romano, San Pietro, Musei Vaticani) mentre lo scrigno delle bellezze di Roma resta invisibile ai più. Ho la fortuna di poter battere in questi giorni metro per metro, per via della campagna elettorale, le strade di una città nella città: il collegio 1 per la Camera dei Deputati ha centosettantamila abitanti, è più piccolo di Modena, ma è il giacimento di petrolio della cultura mondiale. Raccontavo in questo diario come la divisione in rioni risalga alla Roma monarchica, al sesto re, a Servio Tullio: duemilaseicento anni fa. Ho girato video-storie che ho messo su Instagram a piazza dei Calcarari, a via delle Botteghe Oscure, al colle Esquilino, all'Area Sacra di Largo Argentina dove neanche una freccia o una targa indica il luogo dove è stato ucciso Giulio Cesare nel giorno delle Idi di Marzo del 33 avanti Cristo.

Oggi voglio regalarvi da candidato un piccolo itinerario che ho costruito personalmente: si parla sempre della politica come do ut des, chissà che qualcuno non mi voti per questo piccolo dono. Nel collegio 1 di Roma per la Camera dei Deputati è conservata la più straordinaria mostra diffusa della pittura mondiale, roba che se questi dipinti fossero messi in un museo la mostra-evento potrebbe piazzare i ticket di ingresso a 50 euro. Invece voi dotatevi di mezza giornata di tempo e andate a vedere i Caravaggio sparsi nelle chiese di queste strade che io amo così tanto. Partite ovviamente da San Luigi dei Francesi, c'è il trittico dedicato a San Matteo, dove il pubblicano viene chiamato da Gesù sotto un fascio di luce che pare dipinto da Dio in persona e il chiamato punta il dito verso se stesso come a dire: "Davvero chiami me? Proprio me? Il peccatore Matteo?". Questa è la Vocazione di San Matteo, accanto trovate San Matteo e l'Angelo, poi il violentissimo Martirio di San Matteo. Vi muovete di duecento metri e a Sant'Agostino trovate nella prima cappella a sinistra la Madonna dei Pellegrini. Passeggiata piacevole fino alla basilica di Santa Maria del Popolo (al confine con il quartiere Flaminio, sì, si vota anche al Flaminio e ho fatto una videostoria anche da lì: il Flaminio non è un Rione ma è il Quartiere di Roma denominato con il numero 1). Dentro trovate la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro, Caravaggio vi farà commuovere e amare senza fine gli Apostoli di Roma. Da piazza del Popolo risalite via del Corso e incontrate la Galleria Doria Pamphili che conserva la Maddalena Penitente, il San Giovanni Battista ma soprattutto il Riposo durante la Fuga in Egitto che è tanto bello, moderno, sconosciuto ai più da sembrare un quadro preraffaellita (e invece appartiene alla fase giovanile del Caravaggio).

Alla Galleria Borghese poi trovate il Bacchino Malato (autoritratto di Caravaggio) e il Fanciullo con canestra di frutta. Ed è solo un prendere il ritmo: la Madonna dei Palafrenieri (con Cristo bambino che schiaccia il serpente con il piede nudo), Davide con la testa di Golia (e il volto di Golia è quello di Caravaggio, condannato a morte), San Girolamo scrivente con un teschio sullo scrittoio dal sapore amletico. Ai Musei Vaticani c'è solo un Caravaggio ed è la Deposizione di Cristo, mentre a Palazzo Barberini trovate lo straordinario Giuditta e Oloferne (altro che femminismo) e il Narciso, che si specchia nel rivolo d'acqua nell'attimo che precede la sorte fatale che lo aspetta. Altri due San Giovanni Battista si trovano a Palazzo Corsini e nella Pinacoteca Capitolina, dove trovate anche la Buona Ventura, il quadro di Caravaggio più antico e per questo più sereno, del 1593.

Poi sarà sindrome di Stendhal e avrete un giramento di testa. Cercate di riprendervi prima del 1 marzo e ricordatevi di andare a votare per l'unico candidato che vi parla di bellezza avendola conosciuta e volendola condividere.

Programma

Mario Adinolfi ha 48 anni, è sposato e padre di tre figlie. Volto noto televisivo è giornalista e scrittore, oltre che presidente nazionale del Popolo della Famiglia che lo ha candidato alle suppletive del 1 marzo nel collegio Roma 1. Questi i dieci punti programmatici del Popolo della Famiglia:

1. Il Reddito di maternità per battere denatalità e aborto;
2. Riforma fiscale del quoziente familiare;
3. Legge elettorale proporzionale pura con premio di governabilità alla coalizione;
4. Abrogazione del reddito di cittadinanza per usare i 7 miliardi annui su reddito di maternità (mille euro al mese per otto anni) e sostegno alla disabilità;
5. Libertà scolastica e riforma basata sul costo standard;
6. Aumento fondo Servizio sanitario nazionale per migliorare l'assistenza agli anziani;
7. Guerra alle dipendenze in particolare giovanili (alcol, droga, ludopatia, pornografia).
8. proclamazione del diritto universale a nascere e del sofferente ad essere curato;
9. abrogazione della legge Cirinnà e rafforzamento delle norme contro l'utero in affitto;
10. Sostegno ai giovani che intendono sposarsi e aprire imprese familiari.

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