Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 2° giorno (Elezioni Suppletive della Camera dei Deputati Roma 1° marzo 2020)

02/02/2020 - Mario Adinolfi (390 visite)

Sono nato all'ospedale Nuovo Regina Margherita di Trastevere, Rione XIII; Ugo e Louise, i miei genitori, mi hanno portato nella nostra prima casa in via Amerigo Vespucci a Testaccio, Rione XX, quinto piano senza ascensore; quando a mia volta sono diventato per la prima volta papà ho visto nascere Livia all'ospedale San Giacomo di via del Corso, Rione IV (Campo Marzio) e poi l'ho portata nella casetta di San Saba, Rione XXI. Oggi sono sceso da casa per salutare Silvia che accompagnava Clara alla messa degli scout in Santa Maria in Vallicella, Rione VI (Parione) e ho guardato la targa in marmo della via di casa mia, con l'iscrizione R. IX. E ho deciso che la mia campagna elettorale deve iniziare con un racconto. Anzi, deve essere un racconto, poco altro.

Il 1 marzo i romani che hanno lo straordinario privilegio di vivere nei ventidue rioni del centro storico e dei tre quartieri immediatamente limitrofi (Flaminio, Trionfale e Della Vittoria) sceglieranno il loro deputato alla Camera. Siamo candidati in sette: uno fa il ministro dell'Economia, è in realtà un laureato in Storia ma soprattutto un amico di Nicola Zingaretti sotto la cui guida si iscrisse alla Federazione giovanile comunista di Roma; l'altro è un vecchio ex parlamentare di Alleanza nazionale, fino al 2011 assessore al Bilancio del sindaco Gianni Alemanno (sindaco condannato a sei anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito con la motivazione di essere stato "l'uomo politico di riferimento dell'organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 - 12 giugno 2013"); poi c'è una signora sconosciuta ai più e senza curriculum, come nella tradizione del M5S; aggiungiamoci un rapato ex parlamentare con più che sostanzioso vitalizio che debbo credere per puro vezzo si candida più o meno ogni volta per sostenere quanto sia brillante il sistema politico comunista nordcoreano (non è una battuta, lo sostiene davvero); inevitabile la spruzzata di un paio di carneadi; poi ci sono io.

Io sono abbastanza conosciuto. Me ne sono accorto anche questa mattina uscendo di casa, come ogni mattina e voi credete di non essere visti ma io con la coda dell'occhio scruto ogni sguardo che mi si appunta addosso, per i motivi più disparati. Sono abbastanza conosciuto ma non sapete quanto ami la mia malandata città, quanto abbia affrontato in profondità la sua storia, la sua toponomastica, i suoi anfratti e quanto non sopporto chi ha ridotto Roma così e non è solo la disgraziata che si fa chiamare "sindaca", ma anche se non soprattutto chi l'ha preceduta, rosso o nero che fosse. Politici senza amore, saccheggiatori senza scrupoli, amministratori senza ritegno.

Eppure io abito in R. IX, Rione nono della Caput Mundi, il Rione della Pigna, non posso rinunciare a vederne, nello sfacelo, la bellezza. E, come avete capito dalla premessa, i rioni li ho vissuti quasi tutti, respirati fino in fondo e per davvero, per questo amati. Qualcuno me lo legge in faccia. Oggi una coppia di mezza età mi è passata davanti mentre armeggiavo con il telefono per provare a fare una storia su Instagram, perché questo diario è anche un video-diario della campagna elettorale. Con la solita coda dell'occhio l'ho vista fermarsi e aspettare che finissi il mio minutino di registrazione. Sono tornati indietro, erano appena usciti dalla chiesa delle Stimmate, uno dei mille edifici di culto o pertinenti alla Chiesa presenti sul territorio del collegio, sotto la direzione organizzativa delle 59 parrocchie di cui scrivevo nella prima puntata di questo diario. La chiesa delle Stimmate è disadorna ma bellissima e conserva la reliquia del sangue di San Francesco d'Assisi colato direttamente dalle sue ferite. Forse ispirato proprio dal patrono d'Italia (la patrona, Santa Caterina, riposa pochi metri più in là, in Santa Maria sopra Minerva) dalla coppia lui si è staccato ed è venuto verso di me: "Sei Mario Adinolfi, vero? Ti candidi qui nel primo collegio con il Popolo della Famiglia? Stavolta votiamo per te".

Credo che il punto di snodo sia tutto in quel "stavolta", detto con l'amore di chi aveva riconosciuto l'amore che in questo immane sforzo stiamo mettendo.