Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 3° giorno (Elezioni Suppletive della Camera dei Deputati Roma 1° marzo 2020)

03/02/2020 - Mario Adinolfi (215 visite)

 Hanno sorteggiato le posizioni sulla scheda elettorale, il simbolo del Popolo della Famiglia è secondo sotto quello con la falce e martello che continua a sostenere che il comunismo nordcoreano non è poi così male, ovviamente poi a fine mese il tizio che si candida passa anche a prendere il ricco vitalizio che aver sostenuto boiate del genere per decenni gli ha garantito. Ha il primo posto, in alto a sinistra, quello che era sempre del vecchio Pci. Sarà nostalgicamente contento. Il 1 marzo nel collegio Roma 1 della Camera però, ricordatevelo, votate colui che trovate al secondo posto: croce sul simbolo bellissimo del PdF e via così, fuori dal seggio con il sorriso.

Un sorriso è scappato a me quando ho letto l'endorsement pubblico di Beatrice, giovane volontaria Unitalsi, una che mica chiacchiera, agli altri si dona sul serio e ha fatto dell'assistenza ai disabili una ragione di vita: "Caro Mario chi non ti voterà il 1 marzo non ama questa città. C'è poco da fare. Fiera di poter votare, sempre col sorriso, per un romano vero, uno che Roma la vive quotidianamente e la conosce per davvero, che alla fine siamo immensamente privilegiati a poter godere di così tanta bellezza ogni giorno... #Grazieperesserescesoincampoancoraunavolta #1Marzo2020 #Pdf? #MarioAdinolfi".

Che ti devo dire Beatrice, grazie. Proprio motivato dal tuo messaggio lasciato sui social ho pensato che fosse giusto incontrare i cittadini oggi davanti alla Torre del Papito, uno dei simboli di questa città che questa città non sa amare e riconoscere. Eppure è uno straordinario ponte che aggancia un millennio di storia. Intanto la Torre del Papito è una delle rare costruzioni medievali che svetta su Roma, luogo che sembra ostaggio o della munificenza dell'antichità o della sovrabbondanza del Barocco. E invece la Torre del Papito sta là a ricordare l'austerità essenziale di quel Medioevo a cui alcuni ci accusano di voler far regredire il Paese, senza conoscerne invece l'essenziale grandezza. Ebbene questo monumento che poi era una casa di poco posteriore all'Anno Mille, era di proprietà di Anacleto II della famiglia Pierleoni, che non fu Papa ma Antipapa, eletto dai rivali di Innocenzo II. Lo vedete il "ponte" con il nostro tempo? E pure allora, un millennio fa, ci furono venti di scisma e casini vari, poi il buon Dio fece morire il "papito", il buon Anacleto chiamato così dalla plebe romana perché corto di statura. Lo scisma rientrò e nel 1130 Innocenzo II si ritrovò Papa unico senza nessuno più a insidiargli il trono.

Di Anacleto e Innocenzo Roma s'è dimenticata, si dimenticherà di me ma anche di Gualtieri e Leo che in queste suppletive a Roma provano a raccontarsi come dioscuri di una sfida a due, il primo nascondendo il simbolo del Pd che dall'Emilia Romagna si è capito che porta male, l'altro facendosi accompagnare da tutti e quattro i simboli di una coalizione che chiamare "centrodestra" è ormai insensato, sono le destre e ci sta bene a rappresentarle l'ex assessore al Bilancio della giunta Alemanno. Noi proviamo a stare dritti come la Torre del Papito, altra cosa e costruita con mattoni solidi su fondamenta profonde, perché Anacleto e Innocenzo passano, la costruzione piantata sulla roccia no, quella resiste e sa farsi alleato il tempo.