Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - FINE

29/02/2020 - Mario Adinolfi (122 visite)

Scrissi sabato scorso, quando eravamo a meno di cinquanta contagiati e avviammo la campagna contro il governo che mandava tramite la Rai lo spot con Michele Mirabella che diceva che "non è affatto facile il contagio", che saremmo arrivati a più di mille infetti da coronavirus entro domenica. Mi presero a pietrate e insulti, ma voi sapete che coi numeri raramente sbaglio e ora ho ascoltato la conferenza stampa in cui si è annunciato il superamento del contagiato numero mille. Conseguenza? Tappatevi in casa.

"La radio sta dicendo che è meglio se restate in casa". Nel 1995, ormai un quarto di secolo fa, uscì questa canzonetta di Ligabue. Non sono tra coloro che idolatrano i cantanti, ma certe note mi attivano i meccanismi da petite madeleine proustiana. Questo brano, intitolato "I ragazzi sono in giro", mi è sempre piaciuto molto perché è semplice e racconta di un gruppo che non si fa catalogare, non si fa prendere in un cliché, si muove e così non si fa fregare. Nel 1995 facevo politica già da dieci anni, ma non ero stato candidato ancora a niente. Avevo lavorato però a moltissime campagne elettorali altrui, alcune vinte (mitica la prima per "cacciare i comunisti dal Campidoglio" nel 1985, ragion per cui dalla parrocchia attraversai la strada per entrare per la prima volta in sezione, il 4 marzo di quell'anno) altre perse. La Dc era appena sparita e anche il mio maestro Mino Martinazzoli si era ritirato dopo la "sconfitta" del Ppi del 1994. Oggi quel suo 10% è il sogno a cui come Popolo della Famiglia aspiriamo per le elezioni del 1 marzo 2020.

Non arriveremo al 10%, ma il sogno si trasformerà la sera del 1 marzo in progetto. Spero davvero di cancellare la "sindrome da zerovirgola" che ci ha caratterizzato come PdF e domenica notte la nostra collaborazione fattiva con altri segmenti della caotica galassia dei cristiani impegnati in politica batterà un colpo. I ragazzi sono in giro, sì. In questa che è la campagna elettorale più pazza a cui abbia mai partecipato, in cui davvero "la radio sta dicendo che è meglio se restate in casa", vedremo nascere una concreta idea di futuro per la sfida di chi non accetta di essere subalterno né ai progressismi di sinistra né ai sovranismi di destra. Spero davvero di riuscire a dare un segno di vitalità, di movimento, di tensione verso un traguardo possibile che mi viene come pensiero allegro quando ascolto il vecchio motivetto di Ligabue.

Sono stato candidato alla Camera una sola volta in vita mia, nel 2008, fu una bella soddisfazione diventare "deputato della Repubblica" ma se devo paragonare la mia campagna elettorale di oggi con quella d'allora, davvero non c'è storia. Stavolta mi sono battuto con tutto il cuore e con l'entusiasmo del ragazzino alla prima esperienza pur sapendo che è irragionevole pensare di arrivare primo tra i sette candidati, la potenza del ministro dell'Economia non è battibile. Ma il giorno del confronto in Rai, quando lui e la rappresentante M5S hanno lasciato vuote le loro sedie mostrando timore del contraddittorio, ho capito che la forza di questi potenti si sta sgretolando, nei loro stessi cuori alberga l'insicurezza. Noi no, noi non siamo insicuri. Il futuro è nostro. Chiediamo il voto per il Popolo della Famiglia e mai come stavolta anche il singolo voto pesa tantissimo, perché stiamo pazientemente costruendo un progetto di governo della comunità che abbia come orizzonte il bene comune. Il 1 marzo sera spero e credo che scopriremo di aver ben scavato le fondamenta per finalmente innalzare l'edificio che da anni stiamo progettando. Per questo, anche se la radio lo ripete, noi non staremo in casa.

Tutti a votare, domenica 1 marzo e da ora in poi i ragazzi sono davvero in giro.