Mario Adinolfi: Non vanno avanti: elezioni

05/12/2019

Martedì litigano come bufali sul Mes, con Conte e Di Maio che manco si guardano in faccia. Mercoledì tocca alla prescrizione, Bonafede ministro della Giustizia dice che la sostanziale abolizione deve entrare in vigore il 1 gennaio 2020 e Orlando ex ministro della Giustizia risponde manco per niente "siamo pronti pure a votare con Forza Italia". Giovedì è il giorno di prendersi a mazzate sulle tasse, cioè sulla legge di bilancio che poi sarebbe la ragione per cui hanno fatto il governo insieme (a chiacchiere, la vera ragione era evitare di essere spazzati via nelle urne dalla vittoria di Salvini): ora Italia Viva dopo un mese di negoziati chiede l'abolizione totale delle plastic tax e di quella sulle auto aziendali, cifre cancellate le quali salterebbero tutti i saldi. Il presidente del Consiglio sempre più in versione pugile suonato dopo la conversione da gialloverde a giallorosso, azzoppato pure dall'inchiesta delle Iene sulla sua cattedra universitaria e i rapporti simbiotici con il professor Alpa, continua a raccontare che sono solo diverse sensibilità che lui riuscirà a tenere insieme. L'impressione è che questi insieme non vanno da nessuna parte e che il 2020 sarà l'anno delle elezioni politiche anticipato sul modello delle legislature del 1996 e del 2008, entrambe costrette alle urne dopo appena due anni per evidente impossibilità di costruire maggioranze. Mettici pure il taglio dei parlamentari ed è chiaro che questi scappati di casa preferiranno che si voti per 945 poltrone e non per 600. Chi è interessato a cambiare davvero qualcosa (il Popolo della Famiglia ad esempio) si tenga pronto.