Blog del Popolo della Famiglia

Silvio Rossi: Il popolo della famiglia riparte

28/05/2019 - Silvio Rossi
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Nel 1994 si conclude, dopo 52 anni di vita, la storia della Democrazia Cristiana, partito erede del popolarismo Sturziano e motore della rinascita dell’Italia dopo la guerra e la dittatura fascista.
La DC protesse il Paese dalla minaccia comunista, lo fece crescere portandolo ai vertici tra le nazioni più sviluppate, eresse una rete di relazioni internazionali di altissimo livello che fecero dell’Italia una protagonista della politica mondiale.
Tutto questo portando nel suo nome l’aggettivo “cristiano”, dichiarando esplicitamente il proprio riferimento in stretto collegamento con quella Dottrina Sociale che la Chiesa espresse, per orientare costruttivamente il lavoro a favore della vita comunitaria dei cittadini e degli stati.
Il ciclo storico democristiano si è concluso dopo poco più di un cinquantennio in maniera poco gloriosa. La devastazione prodotta dalle varie inchieste, dall’ingerenza straniera, da scelte infelici in tema di famiglia e vita, hanno disseccato l’albero e ne hanno impedito la ricostituzione e la riproposizione. Dal 1994 la diaspora dei democristiani è stata complessa e variegata. In molti hanno preteso di rappresentare le istanze DC e di essere gli autentici eredi del partito. La storia e le storie hanno mostrato come nessun politico e nessuna sigla politica abbia realmente saputo raccogliere il patrimonio ideale, l’intelligenza, la forza propositiva, la cultura dello Stato che hanno caratterizzato l’esistenza e l’azione della Democrazia Cristiana.
Contemporaneamente al declino DC il mondo cattolico ha sempre più preso le distanze dalla politica. Il condizionamento operato dai media, le indagini che spesso sono finite nel nulla (ma a distanza di anni), una cultura dell’individualismo, la concezione di una “sporcizia intrinseca della politica” ha impoverito i cattolici della possibilità di pensare con fiducia ad una rappresentanza politica adeguata, ad un partito che portasse nel dibattito politico quanto di più bello e autentico e prezioso la cultura cristiano sociale aveva prodotto.
La passiva rassegnazione dei cristiani italiani verso la politica è stata il termometro del sentimento profondo del paese verso chi - persa la spinta entusiastica e valoriale del dopoguerra e attenuato il pericolo comunista – aveva abbracciato una mentalità consumistica e mondana, si era specializzato nella gestione del potere fine a se stesso mentre trascurava la difesa convinta dell’Istituto familiare e, infine, si è reso preda di chi aspettava l’indebolimento e la distrazione per assestare il colpo d grazia.
Dal 1994 ad oggi anche chi si è proclamato difensore dei principi cristiani in realtà si è appiattito su posizioni che di cristiano hanno ben poco, anzi frequentemente sono state profondamente anticristiane. Si è avuta una escalation di provvedimenti e leggi orientate ad una mentalità contraria alla vita, egoista, compiacente verso ogni pretesa, slegata dalla morale naturale, contraria alla famiglia, alla vita: un velocissimo piano inclinato che ha come direttrice principale e destinazione finale la morte. Morte dell’individuo (aborto, droga, suicidio assistito, eutanasia), morte della famiglia naturale (divorzio breve, patti prematrimoniali, stepchild adoption, equiparazione di qualsiasi legame umano a - e non - alla famiglia…), e conseguente morte della società (privare i genitori della libertà educativa, censura verso i cristiani che vogliono intervenire in politica, liberalizzazione delle dipendenze, pornografia sdoganata e normalizzata, ecc.). Tutto questo senza che nessun politico sedicente cristiano abbia avuto da dire, senza quindi che i cittadini battezzati che sono ancora la maggioranza nel nostro paese, abbiano avuto in sede di governo qualcuno che facesse sentire la voce della loro indignazione e si opponesse a questa deriva.
Il popolo cristiano insieme a tanti non credenti uniti da valori comuni, che sono di fede perché sono prima di tutto umani, ha presentato con forza e determinazione la richiesta di essere ascoltato riunendosi in massa nelle storiche adunate del Family Day al Circo Massimo e a San Giovanni. Di fronte ad un Popolo che chiedeva ascolto e risposte i politici, anche coloro che pretendevano di essere gli eredi della vecchia DC, hanno tradito. Hanno finto di ascoltare e poi hanno continuato ad assecondare la deriva mortifera.
Qualche ingenuo del Family day ha accolto l’ingannevole disponibilità di chi gli offriva di allearsi/associarsi/uniformarsi a realtà politiche esistenti, con la falsa illusione di poter modificare le cose dal di dentro, di poter portare avanti le istanze della piazza stando all’interno di questi gruppi. L’inganno della proposta è stato evidente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I capi-bastone si sono fatti fotografare con i leader, hanno stretto delle mani, hanno avuto qualche sedia – peraltro zoppicante – e molti si sono sentiti soddisfatti.
Una parte del Popolo del Family Day, invece, ha preferito imboccare una strada nuova, una strada autonoma e indipendente. Ha capito che nulla avrebbe avuto dalla politica e dai gruppi di potere, se non ingannevoli promesse. È nato così il Popolo della Famiglia, cristianamente ispirato, che si rifà alla Dottrina Sociale della Chiesa, con l’esplicito proposito di arrivare al Governo del Paese per difendere i valori non negoziabili e di rimettere al centro dell’agenda politica la protezione della vita e la tutela della famiglia naturale. Si è tornati alle radici: al popolarismo sturziano, al Codice di Camaldoli, alla Dottrina Sociale, per ripartire con una storia nuova. Perché i principi sono sempre validi, ma storia non torna indietro e i principi vanno riproposti e implementati in base alle esigenze del tempo presente.
Passo dopo passo, confrontandosi con ostacoli che sembravano insormontabili, nonostante continui boicottaggi, il silenzio del media, l’ironia degli oppositori, la violenza delle aggressioni, il PdF ha camminato con gioia e fiducia perché sapeva di essere dalla parte della ragione e della verità. I banchetti del PdF e le bandiere con lo scandaloso logo di una famiglia felice hanno girato per tutti i comuni e tutte le strade d’Italia. I militanti del Popolo della Famiglia, non professionisti della politica, ma cittadini che volevano esserci, hanno parlato con altri cittadini, hanno presentato le loro idee e le loro proposte, intelligenti e concrete come il reddito di Maternità, e hanno aumentato il consenso.
In questo modo siamo arrivati alle Elezioni Europee. Ma le cose, in questo frangente, non sono andate come si sperava. Occorre prenderne atto con onestà.
Il risultato elettorale, nonostante un radicamento territoriale che ha cominciato a rendersi visibile, nonostante il riconoscimento del valore dell'idea politica dimostrato dai tentativi di usare i nostri argomenti e le nostre proposte nelle ultime settimane da quasi tutti gli altri partiti, non ci soddisfa per niente. I cattolici italiani si sono espressi con un voto che si è diviso soprattutto tra PD e Lega.
Non vogliamo cadere nella trappola della favoletta della volpe e dell'uva, ma lo dobbiamo dire, nella verità: il problema non è del PdF, ma dei cristiani che non sono. Se un problema del Pdf lo dobbiamo trovare è quello di aver dato per scontato che buona parte dei battezzati italiani fossero per questo cristiani, cioè fossero sufficientemente formati e coerenti da comprendere l'inganno di chi utilizzava simboli religiosi per comperare voti e di chi si fingeva buonista e accogliente per poter erigersi a campione della misericordia. I battezzati non hanno saputo riconoscere né il gatto né la volpe, i loro pastori d'altronde non li hanno molto aiutati in questo. La conseguenza è che pensando di parlare a persone che potevano capire ci siamo trovati, invece davanti a dei sordi. Inariditi, incoerenti, confusi e isolati.
La vecchia DC dell'immediato dopo-guerra aveva davanti a sé un paese devastato e lacerato, ma con una fede integra e ancora saldo nei valori. Ha potuto seminare e raccogliere perché il terreno era buono. Oggi il Popolo della Famiglia si trova di fronte a uomini e donne svuotati di fede e di ideali, non solo insensibili ai grandi tempi della vita e della famiglia, ma addirittura rancorosi, ribelli e invidiosi quando si parla di famiglia naturale e di figli. Mentre i custodi dormivano o discutevano della pace nel mondo, si è prosciugato il popolo cristiano della sua ricchezza spirituale e umana, gli hanno rubato l'anima. Il PdF è stato ingenuo a pensare di raccogliere un consenso su temi umani e cristiani, perché oggi la maggioranza dei battezzati si ritrova ad essere scarsamente umana e per nulla credente.
Il risultato del Popolo della Famiglia è stato di gran lunga inferiore alle aspettative. Il dispiacere è grande, ma non per il PdF, lo è per i cristiani. Poter avere un partito portatore di valori cattolici rappresenterebbe l'unica tutela rispetto alla deriva attuale di inarrestabili leggi antiumane. Ma vediamo che molti preferiscono venerare madonne un po' più adattabili di Quella cattolica: da una parte le madonne leghiste, antipapiste, tolleranti verso il suicidio assistito (che verrà quasi certamente depenalizzato dalla Corte Costituzionale il prossimo 24 settembre nel silenzio di Salvini), verso la proposta leghista dell'eutanasia, verso la Triptorelina per bloccare la pubertà e facilitare il cambio di sesso nei bambini, verso lo sfruttamento statale della prostituzione, ecc.
Dall'altra le madonne del PD, estremamente benevole verso i matrimoni gay, l'educazione gender nelle scuole, l'utero in affitto, la droga libera, l'aborto diritto intoccabile, ecc.
Noi restiamo fedeli alla Madonna con la quale siamo cresciuti, che siamo sicuri essere anche l'unica Cattolica, magari un tantino più esigente, ma certamente meno ingannevole. Ma siamo pochi. Un piccolo resto.
Oggi abbiamo dovuto bere l'amaro calice della verità, abbiamo dovuto prendere atto che il lavoro da fare è immensamente più arduo e faticoso: dobbiamo riconquistare palmo a palmo, persona dopo persona, il cuore smarrito dei battezzati e ri-orientarlo verso il bene e verso il vero. Un lavoro di formazione capillare ed estenuante perché la battaglia prima di essere nelle cabine elettorali, sarà nella coscienza morale, che in molte persone ormai è incapace di distinguere il bene dal male.
Il PdF è un ottimo partito, anzi è l'unico partito che presenta principi validi e proposte concrete per attutarli, ma la gente non lo sa. Non perché lo spazio mediatico sia quasi inesistente (e di fatto lo è), ma perché è inesistente lo spazio all'interno delle singole persone per far largo ad una vera riflessione. Facile suggestionare con la paura, con gli slogan, con i soldi compra-voti. Difficilissimo convincere con la complessità delle questioni. Di fronte a tutto questo dovrà aprirsi una strategia che necessariamente dovrà fare perno su una capillare azione popolare di formazione e orientamento. Ma non riusciremo senza l'appoggio convinto di una gerarchia ecclesiale che mai come adesso ci troverà fedeli interlocutori.
E allora, forti della speranza che è virtù cristiana, grazie a chi ha votato PdF: ridursi ad un piccolo resto, essere quattro gatti scalcagnati e scandalosi non è stato mai un problema per i cristiani. Magari la prossima volta saremo in cinque.