Tutte le tappe dei falsi miti di progresso. Smascherare il nuovo nazismo. Il libro di Sabrina Bosu ci indica la strada

22/05/2020 - F. Torriero - La Croce Quotidiano (93 visite)


Nel lontano 1949, incalzato dalla malattia che lo condurrà alla morte un anno dopo, George Orwell, in una fredda isola delle Ebridi, si dedicò alla revisione del suo capolavoro: “1984”.
Il libro era, ed è (il suo messaggio oggi è ancora più attuale), una denuncia verso ogni forma di totalitarismo, nazista, comunista, ma anche formalmente “democratico”. Seppe intuire con chiara preveggenza ed estrema lucidità, a che punto possano arrivare l’indottrinamento, la massificazione degli uomini, il controllo del pensiero. Terrore che parte sempre da una rivoluzione, da un cambiamento inizialmente ideale, positivo, da una facciata buonista, amorevole, rassicurante, riformatrice, in grado di unire economia, politica, tecnologia e comunicazione. Ma che finisce per sradicare ogni identità, uccidere l’umanità, la vita, la libertà.
Le sue regole sono spietate, diaboliche, scientifiche. Un esempio concreto? Il funzionamento di “Oceania”, secondo Orwell: i mezzi di evasione di massa previsti e gestiti dall’alto (prostituzione, pornografia, droga, alcol, calcio, sport in genere), mentre le decisioni, quelle vere, vengono prese dal partito unico senza opposizione, senza alternative; la neolingua che sostituisce il vero col falso, il bene col male, invertendo i significati; il ministero della Verità che al contrario, manipola la storia, altera, cambia il passato, lo rende mutabile, relativo, opinabile; il ministero della Pace che al contrario, dichiara le guerre; il ministero dell’Amore che reprime le persone, con una dittatura fisica, ma soprattutto psicologica; parliamo infatti, di psico-reati (percepiti con senso di colpa, tanto da ingenerare forme spontanee di autopunizione popolare); parliamo di psico-Polizia; il ministero dell’Abbondanza che calmiera il cibo, le bevande, condannando il popolo ad una miseria generalizzata. E ancora, le “ore programmate dell’odio”, dove si organizzano, creano pure le emozioni, indirizzandole contro il nemico del popolo, il traditore di turno.
Tutto questo, come detto, nel felice regno di Oceania, sotto l’occhio vigile del Grande Fratello, il capo supremo, che guarda, controlla, avvalendosi di moderni apparecchi (Orwell ha immaginato con molto anticipo, la tv, la rete, le odierne microspie e le app e il loro uso distorto). E se non si seguono i programmi del Grande Fratello, del partito, si viene intercettati, individuati e colpiti. E fatti sparire. L’autore parla di “evaporazione”. Molto più di una scomparsa fisica.
Il libro di Sabrina Bosu, la sua prima fatica, si può brillantemente collegare al capolavoro di George Orwell.
Cos’hanno in comune i due testi? La denuncia dettagliata e articolata del medesimo male, del medesimo totalitarismo, che si è riprodotto in forme nuove, e che si chiama “nazismo-democratico”, vestito di buonismo, amore, accoglienza, integrazione, pace, giustizia, uguaglianza e che invece ti uccide per il tuo bene, sopprime la vita prima del suo inizio (l’aborto), prima della sua fine naturale (l’eutanasia), rende merce e cose tutti, rende sostituibili ed acquistabili, mogli, mariti, figli, i corpi delle persone, in primis delle donne, nel nome e nel segno del dio danaro (l’utero in affitto). E che lavora alacremente per selezionare una razza superiore, figlia del pensiero unico, e del sistema “democratico”, eliminando ogni opposizione, politica, culturale, e gli “inferiori”, come i deboli, i malati, gli anziani, i piccoli, gli inguaribili, ma non incurabili, tipo Charlie Gard o Alfie Evans.
L’eugenetica nazista di allora non usava le stesse parole, le stesse motivazioni dell’attuale lessico nord-europeo, dell’attuale scrematura umana, giustificata dal fatto che siamo in troppi sul pianeta, che le risorse non sono inesauribili; giustificata dalle malattie, dall’esigenza di rendere asettica, disinfettata e resistente (pura) la razza umana?
Se ti uccido prima di nascere, prima di morire; ti uccido con l’economia, l’inquinamento, il cibo avvelenato, con un’integrazione globalista che mira a edificare un mondo di apolidi (senza identità culturale, storica, religiosa), di precari (senza identità sociale, lavorativa) e liquidi (senza identità biologica), non resta alla fine un soviet di pochi eletti, la razza, anzi la casta superiore?
Ai tempi di Hitler erano gli ariani, oggi sono i ricchi, i potenti della terra, i signori della moneta, dell’economia e della finanza. I quali hanno capito che i loro interessi economici dovevano, come devono, essere supportati anche da un’ideologia che legittimasse questa “selezione della specie”. E l’hanno trovata, nel laicismo, nella falsa idea di uguaglianza, nella falsa libertà, nel libertarismo sessantottino, e nella mistica del desiderio che deve diventare per forza un diritto.
Il libro di Sabrina Bosu ha il merito di smascherare questo nuovo nazismo democratico e progressista. Il titolo fa capire senza mezzi termini che l’autrice non intende limitarsi alla mera denuncia, ma spera di risvegliare, mobilitare le coscienze per passare “Dall’indignazione all’azione”. E spiega a un ipotetico interlocutore, a mo’ di lettera, “come vincere l’elitoppressione per vivere felici” (sottotitolo).
Molto più di un semplice breviario, di un decalogo, ma un archivio per capire e combattere la realtà modificata e manipolata che riguarda tutti.
“Il nostro vivere quotidiano - scrive Sabrina - è impregnato di nazismo e sono veramente pochi coloro che se ne rendono conto e ancor meno le persone che si impegnano affinché venga alla luce questa terribile verità!”.
Il libro disegna un percorso, tratta singoli temi che singoli non sono ma fanno parte di una strategia, di una concezione antropologica deviata. Di una religione rovesciata. Comincia dall’eutanasia, il doveroso no al Dat, ricostruisce le sue fonti nefaste, ricorda appunto il famigerato progetto nazista Aktion T4 (guarda caso), ci fa capire da quale idea è nato il concetto di vita “degna di essere vissuta”, che tanto piace alla Bonino, ai radicali, e che nasconde sempre un’ideologia ben precisa della vita, secondo schemi obbligati; prosegue con l’eugenetica (degna causa ed effetto dell’eutanasia), con “l’omosessualizzazione” della società, l’aborto, l’utero in affitto, il gender, la pornografia, la pedofilia, l’immigrazione e le fake news, fino ad arrivare all’invito alla ribellione.
“Come uscire fuori dalle sabbie mobili - esorta Sabrina - semplicemente acquisendo consapevolezza della realtà, e dissociandosi da quelle falsità che ci rendono schiavi giulivi, giullari festanti che danzano sbronzi mentre si dirigono nel luogo della loro esecuzione capitale”.
Un lavoro pieno di dati e citazioni storiche importanti. Con una penna leggera e come si vede, anche brillante. 
Che farebbe oggi Orwell ai tempi del Coronavirus? Quando è evidente che qualcuno stia o voglia utilizzare l’emergenza sanitaria per costruire in modo più dispotico un nuovo ordine mondiale, un governo mondiale dell’economia, una globalizzazione ideologica senza spazio per le identità dei popoli, che decreterebbe la fine definitiva di ogni libertà e di ogni valore naturale, magari avvalendosi della nuova psico-Polizia o dei moderni mezzi del Grande Fratello (app, vaccini, guerre batteriologiche etc)?
Sabrina indica una strada, spirituale e civile. “La vera libertà non è una condizione fisica… è una condizione interiore. Molti Santi hanno fatto questa esperienza, a cominciare da San Pietro, San Paolo, per arrivare a San Massimiliano Kolbe e Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Cosa vuol dire per noi uomini e donne del 2020 vivere in carcere, ma liberi? Innanzitutto essere coerenti con noi stessi, avere un’integrità morale, essere fedeli in un mondo che ha reso l’infedeltà l’icona della libertà; significa essere granitici nelle nostre convinzioni anche a costo di finire in galera, penso ai martiri”. Battaglia personale e ideale che ha portato l’autrice a militare nel Popolo della Famiglia. Con una bussola che la segue sempre. Nella vita pubblica e privata, nell’impegno e nel matrimonio: i capitoli 12 e 13 della prima Lettera ai Corinzi. Una frase che non ha bisogno di ulteriori commenti: “Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte".