L'esperienza di una donna e madre nel Cammino Neocatecumenale

Dal momento in cui il Papa ha riconosciuto il Cammino neocatecumenale come persona giuridica pubblica nella Chiesa nessuno può permettersi di dire che ci sono eresie perché c’è stato un vaglio molto serrato della Congeregazione della fede e dei vari dicasteri per cui paradossalmente chi dice che questa realtà è eretica, quando la Chiesa ha detto esattamente il contrario, si sta ponendo fuori dalla comunione.



Dal momento in cui il Papa ha riconosciuto il Cammino neocatecumenale come persona giuridica pubblica nella Chiesa nessuno può permettersi di dire che ci sono eresie perché c’è stato un vaglio molto serrato della Congeregazione della fede e dei vari dicasteri per cui paradossalmente chi dice che questa realtà è eretica, quando la Chiesa ha detto esattamente il contrario, si sta ponendo fuori dalla comunione. Essere una persona giuridica pubblica significa avere l’autorizzazione per agire a nome della Chiesa, per questo si dice pubblica. Ciò che colpisce subito l’attenzione leggendo l’articolo pubblicato sul quotidiano la croce è che il sacerdote e teologo Ariel S. Levi di Gualdo banalizza il discernimento di ben 4 Papi perché il primo riconoscimento del Cammino avviene non avviene sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II bensì con Paolo VI l’8 maggio 1974 dove in un’udienza in Vaticano il Papa pronuncia queste parole: “Quanta gioia e quanta speranza ci date con la vostra presenza e con la vostra attività! Sappiamo che nelle vostre comunità voi vi adoperate insieme a comprendere e a sviluppare le ricchezze del vostro Battesimo e le conseguenze della vostra appartenenza a Cristo. (...) Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di “dopo Battesimo” che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo.

Voi lo portate dopo: il prima o dopo, direi, è secondario. II fatto è che voi mirate all’autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente e che ci suggerisce e ci ispira gli auguri, i voti e le benedizioni più copiose per voi, per quanti vi assistono.” E ancora: “Siamo lieti di sapervi animatori di queste riprese di coscienza in tante parrocchie. Siamo lieti in modo particolare di sapere che in ogni vostra iniziativa siete sommamente attenti alla dipendenza dai vostri pastori e alla comunione con tutti i fratelli. Per questa sensibilità ecclesiale - che è sempre garanzia della presenza edificatrice dello Spirito - vi rivolgiamo il nostro incoraggiamento.”

Con San Giovanni Paolo II avviene un’ulteriore conferma da parte della Chiesa della bontà del Cammino neocatecumenale. In diverse occasioni, sin dall’inizio del suo pontificato elogerà il percorso effettuato dalle comunità. Il 18 novembre 1979, in vista alla Parrocchia San Giovanni Evangelista dirà: “È bello anche il nome: neo-catecumenale, comunità neocatecumenali. Perché quel nome ci fa pensare ai catecumeni che si preparavano una volta al Battesimo (...) Adesso questo ci manca in un certo senso perché i cristiani vengono battezzati piccoli (...) Manca un po’ quella istituzione della Chiesa primitiva, cioè quella della preparazione che ci impegna nel Battesimo. Il Battesimo diventa una cosa fatta ma non una cosa maturata. Allora i movimenti neocatecumenali cercano di completare, di compiere un po’ quello che ci manca. Voi inoltre lo fate nelle comunità, lo vivete nelle comunità. Non è un processo solitario, è un processo della comunità, un processo d’insieme. Vivete con la gioia di riscoprire il Battesimo, il suo vero significato,la sua piena realtà: insieme, insieme! E poi certamente per una parrocchia una tale comunità, un tale gruppo è veramente un lievito, perché come lei ha detto veramente ci sono tanti che sono venuti da lontano ma anche tanti che vivono lontano,(...)

Anche loro sono battezzati, in grandissima maggioranza. (....) E una volta battezzati quel Battesimo è diventato più o meno morto, è come morto! Ci vogliono altri, con-parrocchiani, che vengono e fanno rivivere quel Battesimo nei loro amici, nei loro vicini, ecc. Io penso che se adesso ci sono catechisti itineranti, se anche il Papa è diventato itinerante, questo è anche un frutto che Lui ha scoperto. Se si è scoperta una volta quella ricchezza, quel mistero, quel mistero di Cristo, quel mistero che costituisce la nostra identità personale, spirituale, cristiana, non si può non cercare di dare agli altri.” Il 10 febbraio 1980 in visita alla Parrocchia di San Timoteo a Roma pronuncerà queste parole: “I catecumeni dei primi secoli costituivano una realtà molto importante nella Chiesa: io penso che quello che facevano loro per la fede in quell’epoca lo fanno ora le comunità neocatecumenali.” Per tutto il periodo del suo lungo e fecondo pontificato sono stati innumerevoli gli interventi a favore del Cammino neocatecumenale, fino ad avviare il processo di riconoscimento ufficiale che si è concluso, dopo un lungo periodo di osservazione, sotto il pontificato di Benedetto VI. Il 19 gennaio 2012 infatti la Santa sede, attraverso un decreto del Pontificio Consiglio per i laici, ha comunicato l’approvazione delle celebrazioni contenute nel Direttorio catechistico del Cammino neocatecumenale, dopo aver avuto il parere favorevole della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

Inoltre come sappiamo anche Papa Francesco ha salutato più volte con benevolenza il Cammino neocatecumenale pronunciando parole di incoraggiamento a proseguire sulla via intrapresa come ad esempio in occasione del 50° anniversario del Cammino il 5 maggio 2018 a Roma. È di pochi giorni fa, il 23 settembre 2019, l’ultimo incontro tra il fondatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello e Papa Francesco dove è stato ancora una volta lodato l’impegno del Cammino nell’evangelizzazione.

La domanda che ci si pone allora, leggendo le parole del sacerdote Ariel S. Levi di Gualdo è quasi automatica: non è che l’eretico in realtà sia lui? Se si osserva la pubblicazione del suo libro da un punto di vista più ampio, se allarga la micro visione che abbiamo focalizzato su questo sacerdote dissidente per abbracciare una visione d’insieme possiamo chiaramente individuare un attacco massiccio e diversificato alla figura di Pietro. Ogni giorno infatti ci troviamo a dover difendere le parole di Papa Francesco che vengono costantemente manipolate per far credere che lui stia minando la dottrina della Chiesa. Il Papa è sotto assedio, la Chiesa stessa lo è, non riconoscerlo sarebbe davvero un grave errore. All’interno della Chiesa si sono formati schieramenti che per ragioni diverse mirano alla resa incondizionata del Santo padre per scardinare quelle che sono le tradizioni e i valori che da sempre sono stati insegnanti. L’aggressione che spesso vediamo ripetersi nei confronti del Cammino neocatecumenale altro non è che un piccolo tassello di un grande progetto che mira a distruggere la Chiesa Cattolica. Nella nostra società liquida dove ogni persona è spinta con forza verso l’appagamento dei propri desideri, anche se per raggiungerli è costretto a compiere azioni spietate finanche ad uccidere i propri figli prima ancora che essi possano vedere la luce, dove si può essere tutto e il contrario di tutto, dove è vivamente consigliato vestirsi e atteggiarsi un giorno da uomo, un giorno da donna, un giorno da cane, dove sentire di non avere valore sembra essere il valore più grande e quello più pubblicizzato per farlo divenire il pensiero dominante che opprime l’anima dei giovani, in un quadro così desolante e nebuloso la Chiesa Cattolica è l’unico punto fermo e irremovibile. È facile immaginare come questa solidità spicchi luminosa in un mondo che va in frantumi. E chiaramente si deduce che l’impossibilità di scalfire ciò che Cristo stesso ha dichiarato che non sarà mai distrutto infiammi d’ira chi passa la vita a tentare di annientarla. In questo contesto l’attacco al Cammino neocatecumenale si sgonfia come un palloncino assumendo semmai un valore di conferma della bontà degli insegnamenti e del percorso che si attua all’interno di ogni singola comunità. Nel Cammino ci si impara a conoscere gradualmente, con dolcezza, si acquisisce una conoscenza profonda della sacra scrittura e dei documenti della Chiesa, si imparano ad amare le figure dei Santi e ad imitarli con una naturalezza che è commovente, si interiorizza la parola di Dio a tal punto che  ogni fatto della propria vita e di quella degli altri diventa come un messaggio d’amore da parte del Signore, anche le cose che oggettivamente appaiono terrificanti come ad esempio un tumore all’ultimo stadio vengono trasformate in quel letto d’amore dove si può incontrare l’Amato che è la croce. Nel Cammino si impara a vedere ogni persona come la vede Lui, con uno sguardo di misericordia, perché attraverso la vita comunitaria, l’assiduo ascolto della Parola e la costante presenza dell’eucaristia si apre una finestra che affaccia sulle proprie mancanze, sulle proprie debolezze, sui propri peccati e ci si sente amati a tal punto che è impossibile non ricambiare questo amore. Ed è per questo che ci sono moltissimi frutti, perché l’anima, accortasi di essere infinitamente amata non può più trattenere quell’amore tutto per sé ma deve necessariamente ridonarlo in molteplici forme accogliendo e sviluppando carismi. È lì, in quella radice, che si innestano gli oltre 100 seminari sparsi in tutto il mondo, che sono apertamente in controtendenza rispetto alla crisi vocazionale che attraversa tutti gli ordini religiosi. È in quella terra feconda che crescono le vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. È in quella costante tensione verso il cielo che le famiglie si offrono per andare in missione o per diventare itineranti lasciando il proprio lavoro e i propri beni. È con quello spirito che ogni catecumeno vive la propria vita, in ogni luogo, condizione e situazione come se stesse in missione, donandosi senza limiti.

Sarà per questo che il Cammino neocatecumenale dà tanto fastidio, perché è capace di formare cristiani che vivono senza scendere a compromessi. Perché ogni catecumeno mostra semplicemente vivendo che è possibile essere fedeli in modo integrale alla dottrina della Chiesa. Se oggi sono moglie, madre e sono fortemente impegnata nel sociale e con il Popolo della famiglia lo devo a 30 anni di vita nel Cammino neocatecumenale, io non sarei ciò che sono senza questa esperienza totalizzante. E anche se a volte ho avuto scontri per diversità di vedute con alcune persone nel Cammino la bontà di questa esperienza resta comunque incommensurabile e ineguagliabile.

Sabrina Bosu





Fonte: Sabrina Bosu - La Croce Quotidiano